Il Cinema come bussola per l’Inclusione

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La traduzione nella pratica didattica di metodologie attive, interattive e inclusive può essere sostenuta dal medium cinematografico se inteso come catalizzatore di un’analisi profonda sulla complessità dell'essere umano e delle sue forme di comunicazione e di relazione alla luce della condizione di disabilità.

Il Coordinamento Inclusione dell’ISIS E. Stein di Gavirate in collaborazione con il Cinema Garden ha promosso un percorso cinematografico che affronta le diverse fasi di vita di una persona con disabilità, nello specifico con lo spettro autistico. Il progetto, curato dalla Prof.ssa Fosforino Elisa, si è snodato attraverso due tappe: la proiezione di “In viaggio con mio figlio” di Tony Goldwyn nel primo periodo dell’anno e, in occasione del mese di aprile dedicato alla Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo, la visione de “La vita da grandi” di Greta Scarano. Quest'ultima proiezione è stata sostenuta dal progetto Schermi di classe con il contributo di Regione Lombardia e AGIS. Entrambe le proposte hanno ricevuto una grande partecipazione, tanto da riempire sempre la sala e da dover prevedere più turni per le prossime edizioni.

 La scelta di queste pellicole nasce dall’esigenza di contrastare ogni forma di Abilismo e di diffondere il modello bio-psicosociale, secondo cui la disabilità non è un limite intrinseco dell’individuo, ma il risultato dell’interazione tra fattori biologici e barriere ambientali o sociali, pertanto non solo l’ambiente ma ciascuno di noi può fungere da ostacolo o da opportunità.

Il primo film proposto In viaggio con mio figlio esplora la condizione di disabilità come opportunità di formazione e di scoperta dell’Altro. Qui lo spettro con autismo di Ezra è rappresentato inizialmente come un ostacolo alla comunicazione e alla relazione sia con i pari sia con gli adulti, ma nel corso della pellicola la disabilità assume la metafora stessa del viaggio intrapreso dal padre e dal figlio, ovvero del viaggio come percorso costante e a volte faticoso di crescita e di cambiamento. Un viaggio che prende avvio come atto di ribellione e tentativo di fuga dal "centro per bambini speciali" cui è destinato Ezra, ma che diviene il tentativo disperato di una padre che vuole difendere il diritto del figlio di abbracciare il mondo reale.

Un mondo reale abitato anche da persone che non guardano la disabilità con lenti cliniche o pietistiche, ma con la sensibilità ed empatia di chi vede, prima di tutto, una persona.

 Se Ezra è mosso dal desiderio di scoprire l’amicizia autentica, Omar — protagonista de La vita da grandi  — è animato dall’aspirazione all'autodeterminazione e dal diritto di essere riconosciuto come adulto. Il film ci sbatte in faccia una verità spesso ignorata: l'autonomia per una persona con disabilità non è solo una necessità pratica, ma un bisogno profondo di realizzazione personale, di indipendenza e di autonomia, come per ogni persona adulta.

 Il film indaga inoltre il legame tra Omar e sua sorella Irene, mettendo a fuoco anche la condizione dei siblings, ovvero di fratelli e sorelle di persone con disabilità che spesso crescono con il peso invisibile di "non disturbare" e con la previsione di essere i caregiver di domani.

Questa dinamica, unita al viaggio formativo di Ezra e del padre, spinge l'intera comunità scolastica a interrogarsi sui propri comportamenti, spesso abilisti. L'abilismo si nutre della paura del "diverso" e si manifesta quando riduciamo l'altro alla sua diagnosi, perpretando stereotipi e pregiudizi. Che siamo compagni di classe, insegnanti o familiari, spesso mettiamo in atto barriere invisibili per timore di non saper gestire la complessità. La regista Greta, come già il racconto del viaggio padre-figlio, ribalta questo paradigma: la disabilità è una condizione della persona frutto di più fattori, tra cui le modalità con cui la società si pone nei confronti di essa.

 Entrambe le pellicole ci obbligano a domandarci qual è il nostro contributo per rendere la scuola e la società un posto realmente accessibile e accogliente per tutti e ci insegnano che è possibile raccontare la disabilità con ironia, franchezza e coraggio, senza pietismi, stereotipi e pregiudizi. Attraverso questo doppio viaggio cinematografico, studenti e docenti dell'ISIS Stein non sono stati semplici spettatori, ma mediatori attivi di quel cambiamento culturale capace di costruire una comunità dove la diversità sia opportunità.